StataleMI http://tbridge.biz/statalemi Blog d'informazione StataleMI Thu, 19 Nov 2009 05:41:04 +0000 http://wordpress.org/?v=2.8.6 en hourly 1 Liberars.org http://tbridge.biz/statalemi/2009/11/19/liberars-org/ http://tbridge.biz/statalemi/2009/11/19/liberars-org/#comments Thu, 19 Nov 2009 05:41:04 +0000 Administrator http://tbridge.biz/statalemi/?p=777 Questo sito non è più attivo, vieni a visitarci su liberars.org

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il 10 Maggio questò sito scomparità http://tbridge.biz/statalemi/2009/05/06/il-10-maggio-questo-sito-scomparita/ http://tbridge.biz/statalemi/2009/05/06/il-10-maggio-questo-sito-scomparita/#comments Wed, 06 May 2009 10:38:17 +0000 Administrator http://tbridge.biz/statalemi/?p=775 prendete nota,
dal 10 Maggio questo sito non sarà più attivo

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Mense troppo care? Mangiamoci Su! http://tbridge.biz/statalemi/2009/03/30/mense-troppo-care-mangiamoci-su/ http://tbridge.biz/statalemi/2009/03/30/mense-troppo-care-mangiamoci-su/#comments Mon, 30 Mar 2009 18:35:13 +0000 Administrator http://tbridge.biz/statalemi/?p=768 Ci risiamo.

I mesi passano, il primo caldo e l’impianto d’irrigazione si contendono il chiostro della Statale, e noi (recidivi) ci troviamo a scrivervi ancor una volta per aggiornarvi/ci un po’ su cosa accade in quel di FdP.

Come gruppo di lavoro siamo nati in pieno autunno, attorniati da una comunità ampia di studenti in movimento che ai più disattenti appare oggi sopita; abbiamo martellato per ottenere l’apertura serale delle biblioteche, ce l’abbiamo fatta e in questi giorni andiamo dicendo in giro che non ci soddisfa, stiamo pubblicando la seconda versione del dossier ed aprendo un sito internet con i ragazzi del gruppo autoformazione…

Ecco perchè,  affamati dopo tanti sofrzi, sentiamo l’esigenza di fermarci un attimo a fare due chiacchiere e mangiare una cosa insieme.

Non è un’assemblea, vi stiamo invitando a pranzo, all’università Statale,  nel chiostro di fronte alla costosa mensa che ci tocca ogni giorno,

E vi invitiamo a buttare un occhio, linkare e promuovere il nostro nuovo (provvisorio) sito: http://statale.gnumerica.org

Pranzo Sociale, 2aprile, h12.30, chiostro dei pesci, FdP
Portatre idee, banchetti e materiali

x info: biblio_lastatale@inventati.org

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Universi Precari! http://tbridge.biz/statalemi/2009/02/26/universi-precari/ http://tbridge.biz/statalemi/2009/02/26/universi-precari/#comments Thu, 26 Feb 2009 16:16:03 +0000 Administrator http://tbridge.biz/statalemi/?p=760 Il gruppo “Biblio” è lieto di invitare tutt* ad…Universi Precari!

Mar 03.03, h16.30

Aula211, UniversitàStatale, via FdP

Il flyer dell’iniziativa è scaricabile a questo indirizzo

Aiutaci a diffondere consapevolezza, la precarietà non ammette ignoranza…

x info: biblio_lastatale@inventati.org

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Apertura Biblioteca e…Dossier! (aggiornato) http://tbridge.biz/statalemi/2009/01/15/apertura-biblioteca-edossier/ http://tbridge.biz/statalemi/2009/01/15/apertura-biblioteca-edossier/#comments Thu, 15 Jan 2009 22:02:14 +0000 Administrator http://tbridge.biz/statalemi/?p=744 –> il 10/02 presenteremo nuovamente il Dossier in occasione dell’apertura serale del dipartimento di Fisica in Piazza Leo…presto altre info.

Il Gruppo “Biblioteche ed aule studio” della Statale di FdP ha finalmente prodotto la prima versione  dell’annunciato Dossier, potete riceverne una copia (in formato .pdf) inviando una mail all’indirizzo: biblio_lastatale@inventati.org

C’è però soprattutto un’iniziativa…l’appuntamento è per martedì 20/01, h19.15, alla Biblioteca Centrale della Statale. Breve presentazione del Dossier e apertura straordinaria serale della Biblioteca! L’invito è a partecipare numerosi e a riprodurre ovunque un gesto tanto semplice ed il suo messaggio: gli spazi per lo studio devono essere aperti anche la sera, i servizi per gli utenti devono crescere e vogliamo tutti i libri di testo reperibili e disponibili al prestito…questo solo per cominciare.
Non mancate, diffondete la notizia il più possibile e portatevi da studiare, si chiude intorno alle 22.30…

Prossimo incontro del gruppo: mer 04/02, h12.30, Auletta A di FdP

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Manifestazione 12 dicembre http://tbridge.biz/statalemi/2009/01/13/manifestazione-12-dicembre/ http://tbridge.biz/statalemi/2009/01/13/manifestazione-12-dicembre/#comments Tue, 13 Jan 2009 19:42:26 +0000 Administrator http://tbridge.biz/statalemi/?p=742
Venerdi 12-12, 11:30

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Tratto dal Corriere – 8 gennaio http://tbridge.biz/statalemi/2009/01/09/tratto-dal-corriere-8-gennaio/ http://tbridge.biz/statalemi/2009/01/09/tratto-dal-corriere-8-gennaio/#comments Fri, 09 Jan 2009 13:18:28 +0000 Administrator http://tbridge.biz/statalemi/?p=738 I punti principali delle novita’ introdotte

Università, è legge il decreto Gelmini

Il ministro: «Merito, trasparenza e gestione virtuosa: cambio così». Il Pd: non riforma ma tagli

ROMA – La Camera (281 sì e 196 voti contrari) ha approvato in via definitiva il decreto Gelmini sul riordino del sistema universitario. Sul decreto, contro il quale in novembre si era mobilitata la protesta di studenti e docenti, il governo aveva chiesto la fiducia. Voto a favore della maggioranza, no di Pd e Italia dei Valori, con dure critiche basate sulla stima dei tagli che il decreto comporta mentre l’Udc si è astenuta «per offrire un’apertura di credito nei confronti del ministro Mariastella Gelmini». Che , dal canto suo, è naturalmente soddisfatta del risultato raggiunto: «L’università oggi cambia: valorizzato il merito, premiati i giovani, affermata la gestione virtuosa degli atenei e introdotta più trasparenza nei concorsi all’Università per diventare professori o ricercatori. Da questi tre pilastri non si potrà prescindere». Ecco i punti principali del decreto.

CONCORSI – Le commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia saranno composte, a differenza di quanto accadeva finora, da 4 professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore disciplinare oggetto del bando e da un solo professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando. Lo scopo è quello di evitare di predeterminare l’esito dei concorsi e di incoraggiare un più ampio numero di candidati a partecipare. Per quanto riguarda i ricercatori, in attesa di un riordino organico del sistema di reclutamento, le commissioni che giudicheranno i candidati al concorso saranno composte da 1 professore associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da 2 professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. La valutazione dei candidati avverrà secondo parametri riconosciuti in ambito internazionale.

ATENEI «SPENDACCIONI» – Le università con una spesa per il personale troppo elevata (più del 90% dello stanziamento statale) non potranno fare nuove assunzioni. La norma vuole porre un freno alle gestioni finanziarie non adeguate (soprattutto nel rapporto entrate-uscite). Da oggi, dunque, gli atenei che spendono più del 90% dei finanziamenti statali (Fondo di Finanziamento Ordinario) in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo.

«ATENEI VIRTUOSI» – Più finanziamenti (cioè il 7% del Fondo del Finanziamento Ordinario e del Fondo Straordinario della Finanziaria 2008) saranno distribuiti alle Università migliori: quelle con offerta formativa, con qualità della ricerca scientifica, efficienza delle sedi didattiche migliori. Le università più virtuose saranno individuate – in tempi molto brevi, assicura il ministero – attraverso i parametri di valutazione Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario).

RICERCATORI – Per favorire l’assunzione dei giovani ricercatori, il blocco del turn over (a quota 20% nelle altre amministrazioni) viene elevato al 50%. Delle possibili assunzioni presso le Università, almeno il 60% dovrà essere riservato ai nuovi ricercatori. I bandi di concorso per posti da ricercatore già banditi sono esclusi dal turn over (2300 ricercatori) e anche gli enti di ricerca sono esclusi dal blocco delle assunzioni entrato in vigore per tutte le amministrazioni pubbliche. Con questi interventi si potranno assumere 4000 nuovi ricercatori.

BORSE DI STUDIO – Tutti gli aventi diritto avranno la borsa di studio. Un incremento di 135 milioni di euro sarà, infatti, destinato ai ragazzi capaci privi di mezzi economici. Oggi 180 mila ragazzi sono idonei a ricevere la borsa di studio e l’esonero dalle tasse universitarie, ma solo 140.000 li ottengono. 65 milioni di euro saranno destinati a progetti per residenze universitarie (1700 posti letto in più).

08 gennaio 2009 (ultima modifica: 09 gennaio 2009)

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Tratto da Repubblica – 8 gennaio http://tbridge.biz/statalemi/2009/01/09/tratto-da-repubblica-8-gennaio/ http://tbridge.biz/statalemi/2009/01/09/tratto-da-repubblica-8-gennaio/#comments Fri, 09 Jan 2009 13:11:57 +0000 Administrator http://tbridge.biz/statalemi/?p=736 Approvazione definitiva per le nuove norme con 281 sì, 196 no e 28 astenuti
Il ministro Gelmini: “L’università oggi cambia”. L’opposizione: “Occasione sprecata”

Atenei, il decreto diventa legge
Arriva il via libera della Camera

ROMA – L’aula della Camera ha approvato in via definitiva il decreto Gelmini sull’università. I voti a favore sono stati 281, i contrari 196 e gli astenuti 28. Ieri sera la Camera aveva votato la fiducia al governo sul decreto, che sarebbe decaduto domani.

ECCO TUTTE LE NOVITA’

“L’Università oggi cambia. Valorizzato il merito, premiati i giovani, affermata la gestione virtuosa degli atenei e introdotta più trasparenza nei concorsi all’Università per diventare professori o ricercatori”. E’ il commento del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini dopo l’approvazione. “Da questi tre pilastri – conclude – non si potrà prescindere”.

“Un’occasione persa”. E’ dura invece la reazione dell’opposizione, con la vicecapogruppo del pd Marina Sereni: “L’università va cambiata – dice – ma gli organismi internazionali- continua Sereni- ci dicono che la spesa per l’università del nostro paese è sottostimata”, il contrario quindi degli sprechi raccontati dal governo attraverso “una campagna propagandistica condotta contro gli atenei”. La realtà, conclude Sereni, è che con i tagli del decreto 112 l’anno prossimo “anche gli atenei virtuosi non saranno in grado di funzionare”.
Fa eco il ministro ombra del Pd Mariapia Garavaglia: “L’università italiana soffre di una crisi che non sarà certo il provvedimento approvato oggi, con le sue misure insufficienti e in alcuni casi anche peggiorative, a riportare ad una situazione di normalità gli atenei. Serve invece una rapida azione in profondità che nessun decreto è in grado di garantire”.

Di “autentica svolta” parla la maggioranza. E il senatore Pdl Giuseppe Valditara spiega: “Il provvedimento applica per la prima volta nella pubblica amministrazione in tema di retribuzioni il principio meritocratico e introduce il merito e la competenza nella formazione delle commissioni di concorso. Inoltre – prosegue il parlamentare del Pdl – vengono premiate le Università che raggiungano i migliori obiettivi in termini di ricerca e di didattica; e viene introdotto un criterio di trasparenza con l’anagrafe delle pubblicazioni”.

(8 gennaio 2009)

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Tratto da Repubblica – 3 dicembre http://tbridge.biz/statalemi/2009/01/03/tratto-da-repubblica-3-dicembre/ http://tbridge.biz/statalemi/2009/01/03/tratto-da-repubblica-3-dicembre/#comments Sat, 03 Jan 2009 14:21:03 +0000 Administrator http://tbridge.biz/statalemi/?p=732 Rapporto 2008 del Cnvsu, un bilancio non positivo del nuovo ordinamento
Gli esperti del ministero: con le lauree triennali più fuori corso

Università, il 3+2 è un flop
aumentano gli studenti-lumaca

di SALVO INTRAVAIA

IL “nuovo ordinamento” non fa decollare l’università italiana: oltre 4 studenti su 10 sono ripetenti o fuori corso, crescono gli abbandoni dopo il primo anno e si impenna il numero di chi ciondola tra le aule universitarie senza dare neppure un esame. Il tutto mentre cresce a dismisura il numero degli insegnamenti, aumenta quello dei prof e di conseguenza la spesa universitaria. Il desolante quadro del sistema universitario italiano emerge dall’ultimo rapporto annuale del Cnvsu, il Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario, ente del ministero che a 6 anni dall’introduzione del 3 più 2 fa un primo bilancio della riforma.

Dai dati per nulla incoraggianti trapelano tutte le difficoltà degli studenti italiani nel tenere il passo con lezioni ed esami. Su oltre un milione e 800 mila studenti che hanno frequentato i 58 atenei italiani nell’anno accademico 2006/2007 solo un milione è in regola con gli studi. Il 40,7 per cento di ripetenti o fuori corso segna “il valore più alto registrato in tutto il periodo considerato”, si legge nel rapporto.

Nel 2001/2002, l’introduzione del nuovo ordinamento (laurea triennale di primo livello e laurea specialistica di due anni) aveva acceso una speranza. Le new entry in regola sfioravano l’88 per cento ma dopo sei anni la percentuale è scesa in picchiata, toccando quota 68,5 per cento. Ma non solo. “A suscitare preoccupazione – continua il dossier – sono anche le cifre relative alla quota di abbandoni dopo il primo anno e il numero medio di crediti acquisiti annualmente dagli studenti”.

Uno studente su 5 dopo avere frequentato il primo anno decide di gettare la spugna. Prima della riforma, nel 2000/2001, la percentuale era inferiore. Stesso discorso per gli studenti “inattivi”, che nel corso dell’anno precedente non hanno sostenuto alcun esame o acquisito crediti formativi. In luogo delle materie, infatti, la riforma ha introdotto i crediti formativi universitari (Cfu). Per conseguire la laurea di primo livello occorre racimolarne 180 in un triennio (60 all’anno), per quella specialistica altri 120.

Ma le performance degli studenti nostrani sono ben lontane dai 60 crediti l’anno. Solo gli studenti di 29 atenei italiani, in media, superano i 30 crediti l’anno e in appena due università (Siena e Venezia Iuav) si superano i 45 crediti. I più “somari”, con 22 crediti, sono i ragazzi dell’università di Palermo. La media si attesta attorno ai 25 crediti e così il traguardo si allontana: solo 3 studenti su 10 conseguono la laurea di primo livello in tre anni. Il 30 per cento raggiunge il traguardo con un ritardo di un anno e il 29 per cento con due o tre anni di ritardo. Per la laurea triennale la durata media degli studi è record: 4,6 anni.

A fronte di risultati non proprio lusinghieri la spesa del sistema universitario è cresciuta considerevolmente: da 9,3 miliardi di euro si è passati a 12,4 nel 2006, un terzo in più. In sei anni i prof (ordinari, associati e ricercatori) sono aumentati di quasi 6 mila unità, con un incremento della spesa per il personale e un calo di quelle per “acquisizione e valorizzazione di beni durevoli”. “Dai dati dell’offerta formativa – spiegano gli esperti del Cnvsu – emerge che il sistema si è riformato non proprio nella direzione immaginata con l’introduzione del cosiddetto 3 più 2″.

I corsi di studio attivi sono passati dai 2.444 ante riforma a 5.734. Il numero degli insegnamenti (le materie) ha fatto registrare un vero è proprio boom: da 116.182 sono diventati 180.001. Ma una consistente fetta di questi insegnamenti, ben 71.038, valgono al massimo 4 crediti. E ancora: su 3.373 lauree di primo livello e lauree specialistiche a ciclo unico i corsi con meno di dieci immatricolati sono 340. Non proprio un successo.

(3 gennaio 2009)

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Tratto da LaStampa – 8 dicembre http://tbridge.biz/statalemi/2008/12/28/tratto-da-lastampa-8-dicembre/ http://tbridge.biz/statalemi/2008/12/28/tratto-da-lastampa-8-dicembre/#comments Sun, 28 Dec 2008 13:15:01 +0000 Administrator http://tbridge.biz/statalemi/?p=730 Università: tagli ad un sistema
sotto-finanziato

GIOVANNA VERTOVA*

Una vera e auspicata riforma dell’Università dovrebbe essere una proposta articolata del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (Miur), non del Ministero dell’Economia e Finanze (Mef). Dovrebbe basarsi su un’analisi completa e dettagliata del sistema e delle sue criticità, non inseguire articoli di qualche opinionista di grido. Dovrebbe essere improntata ad un’ottica di miglioramento, non di punizione. Dovrebbe confrontarsi con le parti sociali. Il governo è molto lontano da questo modus operandi, preferendo procedere a colpi di decreti leggi approvati con la fiducia. L’ultimo, cronologicamente parlando, è quello n. 180 del 10 novembre.

Finora gli atti di questo governo relativi all’università sono i pochi articoli contenuti nella legge 133/08 e il D.L. 180. Comune ad entrambi i provvedimenti è la riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario (Ffo). Mentre la prima lo riduceva di 1.441,5 milioni di euro nei prossimi 5 anni, il secondo diminuisce il taglio a 949,5 milioni. L’alibi utilizzato è la necessità di ridurre gli sprechi e di razionalizzare il sistema. Nella lotta dei numeri che dovrebbero dimostrare l’inefficienza del sistema (troppe sedi distaccate, troppi corsi con pochi studenti, troppo personale docente e non docente), pochi hanno ricordato un fatto fondamentale: qualunque indicatore venga assunto, il sistema universitario italiano è largamente sotto-finanziato e, in queste condizioni, ogni ragionamento credibile sulla sua qualità è pura retorica.

Nel 2005 (ultimi dati disponibili) la spesa pubblica per l’istruzione universitaria italiana è stata pari allo 0,76% del Pil, a fronte di una media europea (dell’Europa dei 27, quindi includendo gli ex paesi a socialismo reale) dell’1,15%. Questo valore raggiunge l’1,33 nel caso degli Usa e l’1,21 negli Uk (entrambi superiori alla media). Inoltre, sempre nel 2005, in Italia, la spesa pubblica per l’istruzione universitaria è stata pari all’1,6% del totale della spesa pubblica, a fronte di una media Ocse del 3,0%. In questo caso, il valore degli Usa è pari al 3,5% e quello degli Uk al 2,7%. Il confronto internazionale dimostra che perfino i paesi che si pretendono più “liberisti” e il cui modello universitario viene propagandato come più “efficiente” del nostro, superano l’Italia in termini di finanziamenti pubblici all’università.

Prima di urlare allo scandalo per lo spreco di soldi pubblici, sarebbe il caso di scandalizzarsi per l’ammontare assolutamente esiguo dei finanziamenti a disposizione degli Atenei. Troppo spesso si confonde la causa con l’effetto: offerte formative di dubbia qualità e aperture di sedi staccate (assolutamente inutili) in centri periferici non sono la ragione dello spreco di soldi pubblici, ma il prodotto della loro insufficienza. Il meccanismo prevede, giustamente, che l’Ffo sia fissato centralmente dallo stato e poi ripartito tra le diverse sedi, principalmente sulla base del numero degli studenti iscritti. Con un Ffo insufficiente e in continua diminuzione, le sedi per sopravvivere sono costrette ad andare alla caccia di studenti con offerte formative “fantasiose” e sedi periferiche “sotto casa”.

Intanto, nello stesso momento in cui si riducono i finanziamenti pubblici, si permette agli Atenei di trasformarsi in fondazioni private. I due provvedimenti sono collegati in un rapporto non casuale, rispondendo in realtà ad una medesima logica: portare a conclusione la liquidazione del ruolo pubblico dell’università, avviata dai governi precedenti; aprire le porte ai privati, con l’illusoria speranza che la riduzione dei soldi pubblici sia compensata dai capitali privati. Si crede, probabilmente, che questi ultimi investirebbero solo nelle “migliori” università, mercificando cultura, conoscenza e istruzione pubblica.

E’ un momento alquanto bizzarro per mostrare fiducia nelle virtù miracolose della “mano invisibile” del mercato. Anche questa proposta dimentica, comunque, due fatti fondamentali. I privati investono in misura irrisoria negli Atenei statali: nel 2005 il loro contributo è stato dell’1,9% del totale delle entrate. E in ogni caso, escludendo le tasse universitarie, i privati finanziano poco anche gli Atenei non statali, che sono sovvenzionati da soldi pubblici: nel 2004, i finanziamenti pubblici hanno coperto il 53,8% del totale delle entrate, le tasse studentesche il 27,5%.

I dati qui presentati (tutti liberamente scaricabili dal sito www.giovannavertova.it/materiali.htm) evidenziano i punti più critici dei provvedimenti governativi in campo. Il sistema universitario italiano è sotto-finanziato. Qualsiasi proposta di riforma deve partire da questo fatto incontrovertibile, anche se questo non vuol dire che i pochi soldi pubblici debbano essere spesi male. Per mio conto, sono convinta che il sistema universitario debba restare pubblico. Chi ne propone la privatizzazione ha comunque l’obbligo di tener conto di una realtà italiana dove perfino gli Atenei non statali dipendono dai soldi pubblici.

* Economista e ricercatrice all’Università di Bergamo

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