E’ “onda” la parola del 2008
simbolo di forza e movimento
di MASSIMO ARCANGELI
A spuntarla, alla fine, è stata l’onda. Oltre trentamila, in una manciata di giorni, i partecipanti al nuovo sondaggio sulla “parola dell’anno”.
1989-1990. Allora era la pantera. Più che del Black Panther Party americano, e della sua difesa dei diritti civili, simbolo della libertà da guinzagli o legacci e di scattosa rapidità. La libertà invocata dai centri sociali e la rapidità della diffusione della protesta via fax. “Chi ha paura della pantera?”. Era l’ultima frase pronunciata da uno speaker professionista in un spot prodotto dal movimento studentesco; in bella vista, nel fotogramma conclusivo, lo slogan riprodotto infinite volte su manifesti, striscioni, volantini, t-shirt: “La pantera siamo noi”.
Circolavano nomi di battaglia come Peppe Intifada, si portava la kefiah, ci si salutava cheguevarianamente: uno diceva “Hasta la victoria!”, l’altro rispondeva prontamente “Hasta siempre!”. Si lottava in tutta Italia contro la privatizzazione dell’università e il rischio di una divisione fra atenei di serie A (soprattutto nel Nord) e atenei di serie B (soprattutto nel Sud). Oggetto del contendere la legge Ruberti. Durò tre mesi o poco più l’effettiva agitazione; a resistere, ancora per qualche anno, gli “ultimi Mohicani”.
2008. L’anno dell’onda anomala. Simbolo della fluidità e della pericolosa imprevedibilità dei social networks e dei blog, con i loro tamtam neotribali e passaparola virtuali che hanno fatto rimbalzare forme e contenuti della protesta da un capo all’altro del paese. Non solo un movimento di opposizione alla contestata legge Gelmini. Anche una levata di scudi contro una generale crisi finanziaria che cannibalizza le risorse per l’università e la ricerca, una sfiducia “populistica” e un po’ qualunquistica nel sistema dei partiti, una paura fottuta di essere condannati al precariato a vita. Read the rest of this entry »